Biografia di Mario Dal Pra
1914 Mario Dal Pra nasce a Montecchio Maggiore (Vicenza) da una famiglia di umili origini (il padre è panettiere, la madre casalinga).

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1914
Mario Dal Pra nasce a Montecchio Maggiore (Vicenza) da una famiglia di umili origini (il padre è panettiere, la madre casalinga).
1925-1931
A causa delle condizioni economiche poco favorevoli – il padre era morto nel 1920 – l’occasione che gli si presenta per l’avviamento agli studi è quella che porta prima al “Seminarietto” e poi al Seminario del Capoluogo. Figura rilevante in questi primi anni di formazione è quella del vescovo Ferdinando Rodolfi, fieramente avverso all’ideologia del Regime fascista.
1936
Si laurea con Erminio Troilo; nella tesi, poi pubblicata col titolo Il realismo e il trascendente, cerca di difendere, contro l’idealismo e contro il monismo realista del suo stesso relatore, un realismo di stampo dualista, compatibile con la fede cattolica ancora viva in lui.
1932-1935
Compiuto il percorso scolastico secondario, si iscrive all’Università di Padova, dove non risulta ancora del tutto smorzata l’eco della tradizione positivista che aveva visto l’ateneo patavino protagonista dell’Ottocento filosofico italiano, e dove, allo stesso tempo, si sta facendo strada un indirizzo spiritualista che ne costituirà una nuova determinante componente.

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Antonio Giurolo
1937-1942
Inizia la sua attività intellettuale ed editoriale. Collabora alla rivista d’ispirazione cristiana «Segni dei tempi» (sulla quale scriveva dal ’32), stringe e mantiene relazioni con personalità come Giuseppe Zamboni e Luigi Stefanini. Inizia inoltre a pubblicare i primi titoli di quella che diventerà una lunga serie di opere pensate per la didattica. Esce anche la sua seconda opera teoreticamente importante, Pensiero e realtà, il cui nuovo taglio gnoseologico gli permette di fare i conti con l’impostazione kantiana del problema.
Aveva iniziato a insegnare nei licei sin dal ’37 e prosegue in quell’attività, che lo vede attivo prima a Rovigo e poi a Vicenza, fino al 1943.
1943
I rapporti intessuti con Antonio Giurolo e Luigi Meneghello, uniti alla lettura di Croce, gli avevano, nel frattempo, fatto maturare un senso di avversione nei confronti del Regime, e lo avevano portato ad avvicinarsi al Partito d’Azione e alla sua organizzazione partigiana: Giustizia e Libertà. A causa di tale militanza – che lo vede impegnato soprattutto in ambito intellettuale e editoriale – è costretto a fuggire da Vicenza per riparare a Milano, città che offre salvezza dalla condanna emessa dal Tribunale speciale di Salò e possibilità concreta di collaborazione alla Resistenza. Inizia per lui il periodo della vita clandestina.
Il gruppo partigiano de I piccoli maestri ad Asiago nel 1944. Il quarto da sinistra è Luigi Meneghello.
1944-1945
Partecipa, col nome di battaglia di Procopio, alla Guerra di Liberazione; è a Milano il 25 aprile ’45 e, con Leo Valiani, stampa, nell’occupata sede de «Il Popolo d’Italia», i primi numeri de «L’Italia libera». A liberazione avvenuta sposa Ines Rizzoli, che gli starà accanto per tutta la vita.
1946
Fonda la «Rivista di storia della filosofia» (dal 1951 «Rivista critica di storia della filosofia» e dal 1984 ancora coll’intestazione originaria), forse il frutto della sua impresa intellettuale da lui più amato; ancora oggi esistente e voce tra le più autorevoli del panorama storico-filosofico italiano ed europeo.

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Andrea Vasa - Società Filosofica Italiana - Congresso Nazionale - L'Aquila 1973.
Andrea Vasa - Società Filosofica Italiana - Congresso Nazionale - L'Aquila 1973.
1947-1950
Sono anni di febbrile e instancabile lavoro, in cui dà alle stampe lavori sulla filosofia antica, medievale e moderna, insieme a saggi metodologici di storiografia filosofica. Attivissimo anche sulla «Rivista», pubblica decine di note e recensioni. Da citare, tra le opere maggiori, Lo scetticismo greco e il suo Hume.
1951
Grazie alla mole di lavoro compiuto negli anni precedenti, vince, trentasettenne, il primo concorso per una cattedra di Storia della filosofia medievale bandito in Italia; prende servizio presso l’Università di Milano, dove aveva già tenuto corsi di Storia della filosofia antica e moderna.
1951-1955
Prosegue l’alacre impegno della ricerca storiografica, ma, insieme, si riaccende in lui la mai sopita attrazione per il dibattito teorico. Insieme all’amico Andrea Vasa, che diventerà poi ordinario di teoretica a Firenze, dà vita a una prospettiva chiamata trascendentalismo della prassi, sulla quale invero lavorava almeno dal ’49, caratterizzata da un netto antintellettualismo e dalla rivendicazione del primato dell’azione pratica come momento di costituzione delle categorie interpretanti il reale, quest’ultimo mai interamente disponibile alla conoscenza. Una filosofia proiettata verso la dimensione del futuro, egli dirà, poiché l’orizzonte del valore non è mai interamente posseduto, ma voluto e sperato.
1956
Anno, si potrebbe dire, di svolta. Al Convegno sulla storiografia filosofica che si tiene a Firenze quella primavera, presenta una relazione in cui rivede alcune sue posizioni precedenti in campo storiografico-filosofico, accentuando il carattere autonomo della ricerca storiografica da quella propriamente teorica, e abbraccia, sul versante teoretico, una forma di storicismo critico che lo avvicina all’amico Giulio Preti.
1957-1967
Si dedica all’insegnamento e alla ricerca storiografica, cercando di applicare, in tale sede, l’inclinazione teorica verso empirismo e marxismo. Il lavoro più importante di questo periodo è la monografia La dialettica in Marx.

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Copertina de La dialettica in Marx (1965).
Copertina de La dialettica in Marx (1965).

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Striscioni fuori dalla Statale di Milano occupata
Striscioni fuori dalla Statale di Milano occupata
1968-1969
È l’anno della Contestazione studentesca; Dal Pra si dimostra sensibile alle rimostranze e alle richieste degli studenti, ritiene che una riforma universitaria in senso “democratico” sia indispensabile. Tuttavia non è disposto a scendere a compromessi sulla «serietà» dell’insegnamento, per questo non condivide certi slanci dei colleghi e, in polemica con parte del corpo accademico, lascia, nella primavera del ’69 la presidenza di Facoltà che teneva dall’estate del ’67.
1971-1992
Si dedica completamente all’attività scientifica, mitigando anche l’impegno politico nel PSI, per il quale era stato anche consigliere comunale a Milano negli anni ’50. Accanto ai sempre numerosi studi sulla filosofia moderna e contemporanea, vara la monumentale Storia della filosofia per Vallardi e anima la pubblicazione degli inediti dell’amico Preti, scomparso nel ’72.
1992
Seppure la salute aveva cominciato a vacillare ormai da qualche tempo, la notizia della morte, avvenuta il 21 gennaio, giunge inaspettata e viene ripresa da numerosi quotidiani e settimanali, tale era stato il rilievo del suo magistero e della sua attività culturale.