Archivio Mario Dal Pra

Ritratto dai sui contemporanei

Come è lecito aspettarsi da una personalità come quella di Mario Dal Pra, uno dei maggiori storici della filosofia della seconda metà del Novecento (non solo guardando al contesto italiano), la rete degli scambi intellettuali in cui era inserito era amplissima e contemplava la presenza di alcune tra le figure più rilevanti della filosofia e della storiografia filosofica del suo tempo.

Come è lecito aspettarsi da una personalità come quella di Mario Dal Pra, uno dei maggiori storici della filosofia della seconda metà del Novecento (non solo guardando al contesto italiano), la rete degli scambi intellettuali in cui era inserito era amplissima e contemplava la presenza di alcune tra le figure più rilevanti della filosofia e della storiografia filosofica del suo tempo. Questo vale, lo ripetiamo, non solo in riferimento all’ambito nazionale. Certo egli era in contatto tanto con la generazione precedente di filosofi italiani – in archivio sono conservate diverse lettere di Abbagnano, Croce, Sciacca, Ugo Spirito, solo per fare qualche nome –, quanto con quella dei suoi “coetanei” – numerose e rilevantissime le missive di Bobbio, Garin e Preti. Forse meno nota è la presenza, accanto a questi, come interlocutori di Dal Pra, di Heidegger, Hadot, Dewey e di altri interpreti di spessore del mondo accademico-culturale storico-filosofico, degli studiosi di Hume, dello scetticismo antico, del pensiero moderno e contemporaneo di ogni provenienza.

V’è però, tra le carte del Fondo, una presenza ancor meno nota e per certi aspetti sorprendente, che rivela quanto fosse incisivo il messaggio di Dal Pra. Attraverso gli scritti didattici e la sua presenza anche nel mondo dell’editoria “popolare”, esso era in grado di giungere presso un pubblico più vasto di quello dei professionisti della filosofia e di essere percepito come recante un valore tale da trascendere i limiti esoterici dello specialismo.

Si è scelto qui di dare voce soprattutto a queste testimonianze, intervallate da un paio di lettere, invece, di provenienza squisitamente accademica.

Martin Heidegger

“Freiburg iBr. 14. April 1952

Sehr geehrte Herren!
Seh geeheter Herr Prof Mar‹i›o Dal Pra!
Ich dancke für Ihren Brief vom 5.April und für die Einladung, in Mailand zu sprechen. Zu meinem Bedauern muss ich eine Absage schicken, da es mir wegen anderer dringender Arbeiden nicht möglich ist, auswärtige Vorlesungen abzuhalten. Es kommt hinzu, dass ich nicht italienisch spreche, sodass die Hörer auf Übersetzungen angewiesen wären. Wollen Sie bitte meine Absage entschuldigen.
Mit verbindlicher Empfehlung!”

M. Heidegger

______________

[La ringrazio per la sua lettera del 5 aprile e per l’invito a venire a parlare a Milano. Con mio rammarico devo rispondere negativamente, perché non posso tenere lezioni all’esterno a causa di altri lavori urgenti. Inoltre io non parlo italiano, quindi gli ascoltatori dovrebbero affidarsi alle traduzioni. Voglia scusare il mio diniego.]

Umberto Ricci

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Pierre Hadot

Monsieur le Directeur
Je vous prie de m’excuser d’avoir tant tardé à vous écrire après la riception de la traductions italienne de mon texte destiné à la Storia Universale della Filosofia. Je suis en train d’y travailler et j’espère vous envoyer le tout fin juin, début juillet.
Veuillez agréer, Monsieur le Directeur, l’expression de mes respectueux sentiments

P. Hadot

______________

[Perdonatemi se ho impiegato tanto tempo a scrivervi dopo aver ricevuto le traduzioni italiane del mio testo destinato alla Storia Universale della Filosofia. Ci sto lavorando e spero di inviarvelo a fine giugno, inizio luglio.]

Da fare:

Cartolina da Moritz Cantor

Heidelberg, 5 October
1897
Sehr Geehrte Herr College!
Die mier gütig übersandte Abhandlung aus den Veröffentlichungen der Turiner Akademie „Il principio dei lavori virtuali da Aristotele a Erone d’Alessandria“ habe ich erhalten und beeile mich Ihnen meinen Dank dafür anszusprechen.
Hochachtungsvoll
Moritz Cantor
______________
Heidelberg, 5 ottobre
1897
Gentilissimo Signor Collega!
Ho ricevuto il saggio delle edizioni dell’Accademia [delle Scienze] di Torino “Il principio dei lavori virtuali da Aristotele a Erone d’Alessandria” che mi è stato gentilmente inviato e mi affretto per questo a ringraziarLa.
Rispettosamente
Moritz Cantor

Testimonianza di Giuseppe Antonio Borgese

“Era filosofo, perché amava sobriamente e candidamente la vita; perché seppe preferire l’oscurità e la decente penuria del suo Istituto Tecnico alle alte posizioni che si conquistano sacrificando quasi sempre la propria indipendenza ideale, molto spesso anche la propria dignità ideale. Perché infine fu signorilmente largo della sua dottrina e della sua bontà con gli amici; e seppe coltivare il giardino della scienza non per gli alberi utili da cui pendono gli onori e le comodità materiali, ma per i fiori di bellezza e di luce ch’esso promette al libero viandante.”

G. A. Borgese

G._A._Borgese

Cartolina da Benedetto Croce

[Napoli, 20 luglio 1900]
Carissimo amico,
Andando a Parigi, vedrete di certo il Dejob e il Sorel. Vi prego di fare all’uno e all’altro i miei saluti.
Dateci notizie del congresso filosofico.
Saluti
Vostro
B. Croce

Un giudizio su Vailati sul Journal of Philosophy, Psychology and Scientific Methods

Professor Vailati, it may be added, was one of the foremost among the banld of Italians who have taken an active interest in the progress of philosophic thought in America, and will be recalled by readers of this Journal as a valued contributor to its pages, his articles entitled “The Attack on Distinctions” and “On Material Representations of Deductive Processes” having appeared in its volumes for 1907 and 1908, respectively.

 

Journal of Philosophy, Psychology and Scientific Methods

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Un giudizio su Vailati sulla Revue de Métaphysique et de Morale

“Sa pensée prenait naturellement la forme de ces innombrables éludes critiques, portant sur des problèmes d’économie politique de mathématiques, de linguistique, de psychologie, d’histoire des sciences, qu’il publiait de tous côtés; elle aimait à se répandre en ces libres conversations qui lui ont fait tant d’amis, en Italie comme hors de son pays natal. Il répugnait aux systèmes: en cela seul consistait son «pragmatisme» […].”

Revue de Métaphysique et de Morale

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Cartolina da Vilfredo Pareto

Céligny li 30 Giugno 1901
Caro prof. Vailati
Le sono grato di non dimenticarmi e di mandarmi le cose sue, che leggo sempre con piacere.
Non le capiterà di passare per la Svizzera quest’estate? Sarei lieto se ella potesse venire a stare qualche giorni [sic] da me.
Sto terminando il mio libro Les systémes socialistes che sarà pubblicato a Parigi. Credo che verrà fuori nel 1902 e le manderò subito una copia. Vedrà che è scritto con intendimento assolutamente scientifico, lasciando fuori ogni intento di propagada.
Mi creda sempre
Aff.mo
Vilfredo Pareto

Testimonianza di Giovanni Papini

“Viaggiò molto, sia per conoscer gente nuova, sia per recarsi a congressi o a visitare scuole o biblioteche: fu più volte in Francia, in Inghilterra, in Germania, Danimarca, Austria, Ungheria, Grecia. Predilesse, fra i popoli, i Greci.”

“Fu lettore assiduissimo e annotatore instancabile e pur pareva che non facesse nulla perché sempre era insieme con qualcuno, in casa o fuori, per discorrere dei pensieri suoi favoriti. Stava lunghe ore nei caffè e desiderava sempre conoscere uomini nuovi e studiarli. […].”

“Fu orgoglioso della sua mente e delle sue idee ma non vanitoso e non si perse dietro alle ambizioni dei più.”

“Non ebbe nemici.”

Testimonianza di Luigi Einaudi

“Nel fascicolo di settembre-ottobre 1930 dei «Nuovi Studi di Diritto, Economia e Politica», in una lettera aperta di Luigi Einaudi a Rodolfo Benini (Se esista, storicamente, la pretesa repugnanza degli economisti verso il concetto dello Stato produttore) in una nota a p. 303 si legge: «Se io possedessi la meravigliosa facoltà che in sommo grado aveva il compianto amico Vailati di tradurre una qualche teoria dal linguaggio geometrico in quello algebrico, da quello edonista in quello della morale kantiana, dalla terminologia economica pura normativa in quella applicata precettistica, potrei tentare di ritradurre la pagina dello Spirito nella formalistica tua, ossia economistica classica.”

Luigi Einaudi, dai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci

Testimonianza di Vito Volterra

“Egli era un fenomeno singolare, forse unico, nel mondo in cui oggi viviamo. Desiderava nascondersi in una posizione modesta, temeva quanto potesse metterlo in vista, fuggiva con ingenuo spavento qualsiasi occasione potesse spingerlo in alto; e tutto ciò mentre le sue idee si spargevano e divenivano sempre più feconde, mentre l’influenza che andava esercitando intorno a sé colle parole e con gli scritti si allargava in una cerchia sempre più vasta, mentre si faceva sempre più grande l’ammirazione verso di Lui e la sua figura ingigantiva.”

Vito Volterra, ritratto

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Cartolina da Giuseppe Peano

Torino 16.X.06.
Caro amico,
Grazie della cartolina collettiva, e ti prego ringraziare gli amici Vacca e Papini. Non so come sia andata a finire la riforma della scuola media. Vidi a Milano il Salvemini; ma egli era troppo occupato, e non potei discorrere. Se mi dai qualche informazione o mi mandi qualche pubblicazione mi farai piacere. Dammi anche l’indirizzo di Vacca. Io sto per principiare l’anno scolastico.
Tuo aff.mo
G. Peano

Lettera di Peano

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